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sabato 21 ottobre 2017

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GUIDA TURISTICA

Cappella di San Dalmazzo

La cappella di san Dalmazzo è un ottimo esempio di architettura romanica (periodo che va dalla metà circa dell’XI secolo a tutto il XII secolo).
L’edificio è a pianta rettangolare con abside semicircolare, costruita con muratura in pietra.
La facciata è più larga di circa un metro su entrambi i lati rispetto ai muri laterali, infatti se la si osserva lateralmente si può notare il basamento in pietra che affiora dal terreno che sembra disegnare gli ingombri di un edificio con forma analoga e dimensioni maggiori.
Per accedere all’interno vi è il portale, la cui cornice è definita da blocchi di pietra squadrata e una seconda cornice in mattoni che evidenzia l’arco a sesto acuto (con forma allungata).
Infine, all’esterno si vede l’abside (struttura architettonica a forma di nicchia semicircolare o poligonale), che presenta un basamento in pietra su cui poggiano tre contrafforti, sempre in pietra,che si annullano nella muratura a circa un metro dall’imposta del tetto.
Il tetto interno presenta un orditura a capriate (struttura lignea triangolare formata da due travi oblique e da una orizzontale) e il manto di copertura in coppi.

GLI AFFRESCHI DELLA CAPPELLA
All’interno della cappella, ciò che colpisce maggiormente sono i 170 metri quadrati di affreschi che ricoprono interamente l’abside e le restanti pareti.
Gli affreschi della cappella risalgono probabilmente alla seconda metà del ‘500, come sembra attestare la data scritta a sinistra dell’abside: “1573”.
Riguardo alla “R” che segue la data, si ipotizza possa rappresentare l’iniziale del nome del pittore che operò nella cappella; recenti interpretazioni hanno portato la Galante Garrone (Direttore presso la Soprintendenza ai beni storici-artistici e demoetnoantropologici del Piemonte) ad aggiungere una I alla sigla.
Non è possibile, tuttavia, giungere al nome di questo artista, come accade sovente per i pittori che operarono a quel tempo.
In questo caso, tuttavia, lo stile permette di attribuire inequivocabilmente gli affreschi all’anonimo “Maestro di Cigliè”, a cui gli storici dell’arte hanno dato questa denominazione non perché fosse originario o operasse in questo paese, ma semplicemente perché il ciclo di affreschi più completo ed importante da lui eseguito risulta essere quello di San Dalmazzo a Cigliè.
In zona, infatti, sono state riscoperte altre sue opere tra cui il Giudizio Universale nella chiesa di Madonna dei Boschi a Boves, ispirato al Giudizio Universale di Michelangelo che occupa la parete di fondo della cappella Sistina a Roma.
Il “Maestro di Cigliè” è un rappresentante del manierismo, una corrente pittorica del XVI secolo tendente all’imitazione dei grandi pittori rinascimentali, specialmente di Raffaello e Michelangelo.
In particolare il nostro artista riproduce soprattutto modelli michelangioleschi. È probabile che egli abbia eseguito le sue opere copiando da stampe o da xilografie (incisioni in legno) anche se non è escluso che si sia recato personalmente a Roma.
Analizzando gli affreschi della cappella di San Dalmazzo ci si rende conto che si tratta di opere di alta qualità, di grande rilevanza il ciclo della Passione che occupa le tre pareti e l’Annunciazione che ricopre l’abside.
Quest’ultimo è delimitato da un arco con decorazione a “grottesche”. Questo genere di pittura, tipica del rinascimento è caratterizzata da una certa raffinatezza dei tratti.
Solitamente vengono raffigurati elementi animali e vegetali, oggettistica (vasi, candelieri, ecc.) e visi (nell’arco appare originale il viso per i suoi tratti orientaleggianti e per il copricapo).
Il nome di questo tipo di decorazione deriva dal termine grotte, in quanto è ispirata alle antiche pitture romane rinvenute durante gli scavi archeologici e quindi sotto terra.
La tradizione vuole che il lavoro sia stato eseguito su commissione dei cavalieri Pensa di Mondovì, proprietari del feudo di Cigliè; la presenza di uno stemma sulla finestra di sinistra non permette di fare migliore luce sulla committenza perché completamente abraso ed illeggibile.
L’anonimo pittore ha dipinto l’Annunciazione in presenza di San Dalmazzo nell’abside, come vero e proprio punto focale per il pubblico presente in chiesa: nella calotta absidale campeggia un Dio padre austero, circondato da un nugolo di angeli che invia l’annuncio dell’incarnazione di Gesù a Maria vergine.
Sulle pareti della chiesa si snoda su due registri di tipica impronta medievale, il racconto della Passione di Cristo, dall’Ultima Cena alla Deposizione di Cristo dalla croce: la sequenza incomincia dalla parete destra, in alto, e continua con un andamento lineare per tutta la controfacciata e la prima scena contigua della parete di sinistra; poi si interrompe, per tornare alla parete destra, nel registro inferiore, fino all’Andata al Calvario, che annuncia le ultime due scene raffigurate a grandezza doppia, la Crocifissione e la Deposizione dalla croce.
Dopo più di due anni di lavoro, il 25 aprile 2004, sono tornati a risplendere nella loro bellezza primitiva i 170 metri quadri di dipinti, che ricoprono per intero le pareti interne dell’edificio realizzato in stile romanico. I lavori di restauro sono stati oggetto di una pubblicazione monografica: “LA CAPPELLA DI SAN DALMAZZO Gli affreschi, il restauro, la storia”.

Per chi volesse maggiori informazioni sugli orari di visita può rivolgersi al Comune di Cigliè. (0174 60132)





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